La Riforma n. 1

Questa settimana, ricordiamo e celebriamo la Riforma Protestante.

Martino V

La Crisi Papale e la Necessità di Riforma

Questo santo sinodo di Costanza (…), legittimamente riunito nello Spirito santo, essendo concilio generale ed espressione della Chiesa cattolica militante, riceve il proprio potere direttamente dal Cristo e che chiunque di qualunque condizione e dignità, compresa quella papale, è tenuto ad obbedirgli in ciò che riguarda la fede e l’estirpazione dello scisma.

Haec sancta
6 aprile 1415

Ugualmente, se crede che il papa canonicamente eletto, per tutto il tempo in cui è in carica, una volta scelto il proprio nome, è il successore del beato Pietro e possiede la suprema autorità nella chiesa di Dio.

Martino V
Inter cunctas
22 febbraio 1418


Nel 1378, la chiesa d’Occidente affrontò una grande crisi precipitata dalla decisione di Gregorio XI nel 1377 di trasferire la sede papale da Avignone, dove si era trovata dal 1316, di nuovo a Roma. Dopo la morte di Gregorio, due papi furono eletti: Urbano VI dal conclave a Roma e, cinque mesi dopo, Clemente VII dai cardinali che vollero tenere il papato ad Avignone. L’elezione di due papi rivali creò un grande dilemma all’interno della chiesa: se il papa, in quanto vicario di Cristo, ha la suprema autorità sulla chiesa, a chi bisogna ubbidire quando ce ne sono due, entrambi eletti in maniera legittima, che rivendicano lo stesso potere? Di conseguenza, la chiesa risultò divisa tra “l’obbidienza romana” e “l’obbidienza avignonese”.

Il concilio di Pisa nel 1409 provò a conciliare le due fazioni. Dichiarando eretici e scismatici sia il papa a Roma (Gregorio XII) sia il papa ad Avignone (Benedetto XIII), il concilio elesse un terzo papa, Alessandro V. Gli altri due papi rifiutarono entrambi di accettare la decisione conciliare, e dunque il numero di papi rivali aumentò a tre. La crisi si prolungò fino al concilio di Costanza (1414 – 1418) che depose due dei papi, ottenne l'abdicazione del terzo, e stabilì Martino V come l’unico papa legittimo.

Il problema di fondo persisteva, assunse però una forma diversa. Per risolverlo, il concilio dovette rivendicare un’autorità superiore a quella papale tramite il controverso documento Haec sancta. Tuttavia, lo stesso Martino, eletto grazie a questa decisione, la smentì poco dopo nella sua Bolla inter cunctas in cui si arrogò di nuovo “la suprema autorità nella chiesa di Dio”!

La crisi rivelò i difetti inerenti al sistema cattolico. L’apostolo Paolo asserì che solo Cristo è “al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro”. Solo Cristo è colui che Dio Padre “ha dato per capo supremo alla chiesa” (Efesini 1:21-22). Se la gerarchia ecclesiale tenta di usurpare il primato di Cristo, commette un peccato non meno grave di quello di Adamo ed Eva che desiderarono diventare “come Dio” (Genesi 3:5). La chiesa medievale, pertanto, aveva bisogno di rimettersi sotto la Parola di Dio come autorità suprema. Aveva bisogno di una riforma.