La Riforma n. 2

Questa settimana, ricordiamo e celebriamo la Riforma Protestante.

John Wycliffe

John Wycliffe, Jan Hus e la Vigilia della Riforma

Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna che significa eterna separazione dalla grazia di Dio e da ogni gioia benedetta, di quella gioia, cui partecipa chiunque crede in Dio ed in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

Jan Hus
Spiegazione della Confessione di fede, 1412


Che la chiesa del tardo medioevo avesse bisogno di riforma non era in dubbio. La corruzione dilagante della gerarchia ecclesiale, la speculazione irrilevante degli scolastici, la decadenza spirituale degli ordini religiosi e la mancanza generale della pietà contribuirono al declino del cristianesimo in Occidente. Sorsero di conseguenza diversi fermenti rinnovatori all’interno della chiesa, tutti con lo scopo di ripristinarla in conformità al vangelo.

Uno di questi nacque in Inghilterra quando un teologo di nome John Wycliffe (1331 – 1384 d.C.) cominciò a contestare il primato papale, l’autorità interpretativa attribuita al magistero romano e la concezione filosofica della transustanziazione. Wycliffe sostenne che tali idee erano incoerenti con la Bibbia quale unico fondamento della fede. La gerarchia ecclesiale subito condannò le sue tesi, ma i suoi scritti, e soprattutto la sua traduzione della Bibbia in inglese, gli procurò un seguito notevole (i lollardi) grazie al quale la sua influenza si diffuse anche all’estero.

Il teologo boemo Jan Hus (1371 – 1415 d.C.), sacerdote e professore presso l’università di Praga, fu uno dei primi propugnatori di queste idee. Nel 1402 Hus assunse l’incarico di predicare nella Cappella di Betlemme, luogo dedicato all’esposizione delle sacre Scritture in lingua ceca anziché latino. Prendendo spunto dal pensiero di Wycliffe, Hus esaltò l’autorità delle Scritture in quanto parola di Dio superiore a qualsiasi parola umana. Egli mise l’accento sul primato della verità, ovvero la verità che risiede in Cristo “nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Colossesi 2:3).

Attirandosi un sempre più numeroso pubblico, i sermoni di Hus ravvivarono su larga scala lo spirito riformatore di Wycliffe. Lo scontro tra Hus e la gerarchia ecclesiale fu dunque solo una questione di tempo. Esso giunse al culmine nel 1414 quando a Hus fu promesso il salvacondotto per presentarsi al Concilio di Costanza laddove avrebbe potuto difendere il suo credo. Arrivato al concilio, però, Hus fu sequestrato, processato per eresia, e infine condannato a morte. Il 6 luglio 1415 il riformatore ceco fu legato e arso sul rogo. Cantò inni di lode fino al suo ultimo respiro.

È testimoniato che prima di morire, Hus (il cui cognome significa “oca”) dichiarò ai suoi giudici: “Oggi voi bruciate un’oca, ma dalle ceneri sorgerà un cigno”. Furono parole quasi profetiche; Hus, come Wycliffe prima di lui, accese una scintilla di riforma che circa cento anni dopo avrebbe innescato un incendio inarrestabile.

Martin Lutero

Martin Lutero e la Riscoperta del Vangelo

Ho semplicemente insegnato, predicato e scritto la Parola di Dio; oltre a questo non ho fatto niente. E mentre dormivo, o bevuto la birra di Wittenberg con i miei amici Filippo e Amsdorf, la Parola ha così indebolito il papato che nessun principe o imperatore avrebbe potuto mai infliggere tali perdite a esso. Non ho fatto niente; la Parola ha fatto tutto.

Martin Lutero
dal sermone predicato il 10 marzo 1522 a Wittenberg


Post tenebras lux; dopo le tenebre, la luce. Questo motto riassume la storia della Riforma Protestante del XVI secolo. Col passare dei secoli dopo Cristo, la luce del vangelo era rimasta offuscata dalle concrezioni dottrinali, liturgiche, e giuridiche accumulate. Il 31 ottobre 1517, un nuovo giorno albeggiò quando Martin Lutero, un monaco agostiniano e professore di teologia all’università di Wittenberg, pubblicò una serie di 95 tesi che mettevano in discussione la vendita abusiva delle indulgenze papali. In realtà, questo gesto non fu di per sé rimarchevole in quanto l’università di Wittenberg organizzava spesso dibattiti pubblici su questioni simili. Eppure, nella sovranità di Dio, esso catapultò Lutero al centro di ciò che sarebbe diventato la Riforma Protestante.

Nella prefazione all’edizione dei suoi scritti pubblicata nel 1545, Luterò stesso testimoniò quale fu la scintilla che squarciò le tenebre e riaccese la luce del vangelo:

Ero stato afferrato da un desiderio, certo singolare, di conoscere Paolo nella Lettera ai Romani. (…) Odiavo infatti quest’espressione, ‘giustizia di Dio’ [Romani 1:17] (…) per la quale Dio è giusto e punisce i peccatori ingiusti. Io però, che mi sentivo davanti a Dio peccatore con la coscienza molto inquieta, benché vivessi come un monaco irreprensibile, né potevo confidare di trovar pace mediante le mie opere riparatrici, non amavo, anzi odiavo questo Dio giusto che punisce i peccatori. (…) E tuttavia continuavo a sollecitare Paolo a proposito di quel passo, senza dargli tregua, desiderando ardentemente sapere che cosa egli volesse dire Finché, avendo Dio compassione di me, mentre meditavo giorno e notte (…) cominciai a comprendere che la giustizia di Dio è quella grazie alla quale il giusto vive per il dono di Dio, cioè per la fede, e che la frase: ‘la giustizia di Dio è rivelata mediante l’Evangelo’ va intesa nel senso della giustizia (…) grazie alla quale Dio misericordioso ci giustifica per mezzo della fede, come è scritto: ‘il giusto vivrà per fede’. A questo punto mi sentii letteralmente rinascere e mi sembrò di entrare direttamente in paradiso, le cui porte si erano spalancate.

E non solo. Dio si servì di Lutero per spalancare le porte del paradiso anche per tanti altri, compresi noi membri della chiesa evangelica protestante. Ringraziamo il Signore per questo suo servo che, nonostante i suoi molteplici difetti, richiamò la chiesa alla buona notizia che “l’uomo non è giustificato per le opere della legge, ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Galati 2:16).