La Riforma n. 3

Questa settimana, ricordiamo e celebriamo la Riforma Protestante.

Federico il Saggio di Sassonia

La Nascita della Chiesa Protestante

A meno che non venga convinto da testimonianze delle scritture o da ragioni evidenti; poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi. Sono tenuto saldo dalle scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso ne voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza. Dio mi aiuti. Amen.

Martin Lutero
alla Dieta di Worms
1521


In seguito a un’attenta rilettura della Bibbia, Martin Lutero, persuaso dall’idea di riformare la chiesa, scrisse e predicò con uno zelo infaticabile. Mentre molti furono persuasi dalle sue idee, la gerarchia romana non le accolse a braccia aperte. Il 15 giugno 1520 Papa Leone X emanò la bolla Exsurge Domine in cui individuò quarantuno tesi “eretiche” che Lutero avrebbe dovuto ritrattare. Quando il teologo di Wittenberg rifiutò e pubblicamente diede fuoco a una copia della bolla, il papa lo scomunicò con la successiva bolla, Decet Romanum Pontificem.

Poco dopo, Lutero presenziò alla dieta imperiale a Worms nella speranza di ottenere un’audizione imparziale. Quando invece l’imperatore Carlo V gli ordinò di abiurare, Lutero replicò con l'ormai celebre frase: “La mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso ne voglio revocare alcunché”. Circa due mesi dopo, l’8 maggio 1521, Carlo V proclamò l’Editto di Worms che condannò Lutero come fuorilegge e diede permesso a chiunque di ucciderlo con impunità. In soccorso di Lutero, ritrovatosi in pericolo di vita, intervenne Federico il Saggio, elettore di Sassonia, che tutelò il riformatore dalla condanna capitale, nascondendolo nel castello di Wartburg. Durante i dieci mesi passati nell’ombra, Lutero ebbe il tempo necessario per completare la sua opera più importante: la traduzione del Nuovo Testamento in lingua tedesca.

Nel 1522 Lutero tornò a Wittenberg dove proseguì la sua opera riformatrice con, tra i tanti, l’aiuto di Filippo Melantone, Nicolaus von Amsdorf e Katharina von Bora, una suora che poi divenne sua moglie. Scomunicati dalla gerarchia romana, Lutero e gli altri riformatori non poterono fare altro che formare una chiesa separata (malgrado non fosse mai stato un suo desiderio). Un ultimo tentativo di riconciliazione fu la Confessione Augustana, la dichiarazione di fede stesa da Melantone e presentata all’imperatore il 25 giugno 1530, che asserì:

“Questa è pressappoco la sostanza della dottrina che si insegna da noi; è facile notare che in essa non vi è nulla che si discosti dalle Scritture, o dalla Chiesa cattolica o dalla Chiesa romana, per quanto ci è nota dagli scritti dei Padri. Stando così le cose, costoro che pretendono che i nostri siano considerati eretici, giudicano senza alcuna umanità e carità” [Art XXI].

Pur non risolvendo il conflitto con Roma. la Confessione costituì le fondamenta della prima chiesa evangelica, detta anche “protestante”. Non nuova, ma sempre una, santa, cattolica e apostolica, riformata secondo la parola di Dio.