La Riforma n. 5

Questa settimana, ricordiamo e celebriamo la Riforma Protestante.

John Knox

John Knox e la Forza della Debolezza

Con tutta umilità ci atteniamo alla purezza dell’evangelo di Cristo che è l’unico pane delle nostre anime, e ci è dunque così prezioso che siamo decisi a subire l’estremità del pericolo terreno anziché la perdita dello stesso. (...) Pertanto, mediante lo Spirito potente del nostro Signore Gesù, ci impegniamo to perseverare fino alla fine nella confessione di questa nostra fede.

tratto dalla prefazione alla
Confessione Scozzese del 1560


Nell’Inghilterra del XVI secolo, il movimento di riforma fu tutt’altro che agevole a causa di vari impedimenti, compromessi e regressioni. Tuttavia, esso trovò un campione nella figura di John Knox, un teologo scozzese che assomigliava più ai profeti veterotestamentari che ai riformatori medievali.

Dopo il martirio del suo maestro, George Wishart, Knox si fece avanti per realizzare la sua visione della Scozia riformata. Per il suo primo incarico Knox servì un gruppo di protestanti come pastore nel castello di St. Andrews. Fu catturato quando le forze francesi arrivarono per difendere la causa cattolica e, successivamente, imprigionato come schiavo in una galea. Liberato dopo diciannove mesi, Knox dovette vivere ancora dieci anni (1549 – 1559) in esilio.

Pur sembrando un grande ostacolo, l’esilio di Knox, (in particolare gli anni trascorsi a Ginevra sotto l’influenza di Giovanni Calvino), risultò essere un periodo di vitale importanza. Trovò il tempo necessario per maturare il suo carattere e per sviluppare un progetto di riforma per la Scozia. Così, quando Knox tornò in patria nel 1559, era preparato per l’opera a cui Dio l’aveva chiamato.

Le dure prove della sua vita l’avevano ridotto a condizioni cagionevoli. Ogni giorno sopportava dolori e debolezze. In più, i suoi sforzi di riformare la Chiesa di Scozia lo misero in conflitto con i governanti cattolici che avevano l’autorità di condannarlo a morte, come era successo a Wishart. Che potrebbe fare un solo uomo debole davanti ai potenti del mondo?

Dal punto di vista umano, considerando le forze alleate contro di lui, c’era poca speranza che Knox sarebbe riuscito a innescare la Riforma in Scozia. Eppure, è proprio ciò che avvenne. La debolezza di Knox fu la sua forza in quanto lo costrinse a dipendere totalmente dalla grazia di Dio. Come l’apostolo Paolo confessò: “Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte” (2 Corinzi 12:9b-10).

Talmente fu potente la debolezza di Knox che Maria Stuarda, la regina cattolica di Scozia, ammise di temere più le preghiere di Knox che tutti gli eserciti inglesi. Come testimonianza alla grazia di Dio che rende forti i deboli, il Muro della Riforma a Ginevra riporta ancora oggi le seguenti parole di Knox: “Un uomo con Dio è sempre nella maggioranza”.

Konrad Grebel

Gli Anabattisti e la Santità della Chiesa

Il battesimo deve essere dato a tutti coloro che hanno imparato il pentimento e il mutamento di vita e credono veramente che i loro peccati sono stati tolti da Cristo, e a tutti quelli che vogliono camminare nella resurrezione di Gesù Cristo, perché con lui vogliono essere sepolti nella morte per poter con lui risorgere, e a tutti coloro che con questo significato ce lo chiedono, lo desiderano da noi e lo esigono nel loro intimo. Per questo viene escluso ogni battesimo degli infanti, il primo ed il più grande abominio del papa. Di ciò abbiamo fondamento e conferma nella Scrittura e negli apostoli.

Articoli di Schleitheim, 1


Il fatto che la Riforma Protestante sia stata un “movimento di movimenti” è evidente nella cosiddetta “riforma radicale” che differiva da quella “magistrale” di cui Lutero, Calvino e Knox furono protagonisti principali. I riformatori radicali erano uniti dalla convinzione che la riforma della chiesa procedesse troppo lentamente e che le riforme già effettuate non bastassero. A Zurigo, una città già trasformata grazie all’opera di Zwingli, alcuni suoi seguaci, tra cui Konrad Grebel e Felix Manz, si opponevano alla sua collaborazione con le autorità civili. Secondo loro, la chiesa doveva rimanere separata dallo stato per mantenersi pura e profetica. Segno di collusione illecita tra chiesa e stato era il battesimo dei bambini in quanto esso confondeva la confessione cristiana con la cittadinanza secolare.

Per questo motivo, il 21 gennaio 1525, durante una riunione in casa di Felix Manz, Konrad Grebel amministrò a Jörg Cajacob il battesimo in base a una professione di fede consapevole. Nacque così il movimento degli “anabattisti”, ovvero “ri-battezzatori”, da distinguersi dai “battisti” inglesi del secolo successivo. Gli opponenti di questi radicali gli diedero questo nome per disprezzo, ma i radicali stessi preferivano chiamarsi semplicemente “fratelli”, ritornando al linguaggio familiare e affettuoso del Nuovo Testamento. I fratelli anabattisti rinunciarono al clero, cercarono una chiesa pura, cioè composta da soli membri credenti, e posero l’accento sulla necessità di vivere una vita santa e consacrata a Dio.

Purtroppo, le tendenze degli anabattisti, derivate in gran parte dalla loro opposizione sia alla chiesa romana sia alla riforma magistrale, li spinsero a certi estremi malsani, come il frazionismo e il legalismo, nonché a un’insufficiente enfasi sulla giustificazione per la sola fede che costituiva il cuore teologico della Riforma. Tuttavia gli anabattisti giustamente richiamarono l’attenzione su alcuni insegnamenti biblici che erano stati prima trascurati anche dagli altri riformatori, ricordandogli con insistenza che “la religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo” (Giacomo 1:27). Senza ignorare i loro errori, consideriamo gli anabattisti come esempi zelanti dell’esortazione di Ebrei 12:14: “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore”.